FELTRI A MATTARELLA: “PRESIDENTE, COSI CI SCAPPA UN VAFFA”
Pubblicato il 21 agosto, 2016 in Politica | Nessun commento »

Sergio Mattarella non è antipatico e neppure simpatico: è enigmatico, oserei dire sconosciuto perlomeno alle masse, che si sono sempre disinteressate della sua persona fino a quando non è stata issata al vertice del Colle.
Dimessosi Giorgio Napolitano dopo che aveva commesso una serie indimenticabile di bischerate, si trattava di sostituirlo con un personaggio opaco, capace di non farsi notare e di non disturbare il manovratore, nella fattispecie Matteo Renzi, novello timoniere.
Insomma si richiedeva un uomo grigio e innocuo. Chi? Illuminato dal proprio genio perverso, il premier scelse Mattarella, la cui esistenza era pressoché ignorata da tutti, forse anche dai parenti stretti. Una scelta di buon senso che tuttavia Berlusconi non apprezzò, non essendo stato lui a farla.
In ogni caso Sergio il siculo si è insediato al Quirinale senza fare rumore, come avrebbe fatto un gatto, animale che egli ama, cosa che mi ha sempre impedito di parlare male del presidente, dato che anche io sono un gattolico praticante. Insomma, fino a ieri, consideravo Mattarella il minore dei mali italiani. Già, fino a ieri, allorché celebrando i 70 anni della Repubblica a Rimini, davanti al pubblico del Meeting ciellino, Sergio ha sbracato completamente. Dalla sua bocca sono sfuggiti alcuni luoghi comuni che ci hanno inorridito, tra cui il seguente: bisogna accogliere festosamente i profughi, gli immigrati, clandestini inclusi.
A vedere il capo dello Stato in ginocchio al cospetto dei buonisti professionali, ai predicatori dell’ accoglienza indiscriminata (tipo quelli di Capalbio, cui piacciono gli stranieri solo se non gli vanno fra i piedi in spiaggia), siamo stati colti da una crisi di tetro sconforto. E abbiamo constatato che perfino un gattaro taciturno quale il presidente è pronto ad adagiarsi sul più morbido conformismo, pur di essere gradito ai cretinetti convinti che il futuro dell’ Italia si tinga di rosa grazie alla moltitudine di neri invasori (non contrastati) del nostro Paese. È vero che siamo un popolo disposto ad accettare tutto: un fisco predatore; una previdenza sociale che usa i soldi dei lavoratori per finanziare attività varie, anche truffaldine, tranne che le pensioni; case di proprietà pubblica assegnate a chiunque meno che a chi ne ha bisogno; una sanità gratuita per i ricchi e gravata dai ticket per i poveri; sussidi a iosa ai forestieri e zero aiuti ai disperati indigeni, costretti a pernottare in auto scassate.
Siamo gente che esercita la virtù della pazienza, che digerisce molte ingiustizie e tollera ogni genere di porcherie, ma qualche volta, dinanzi a certe esagerazioni, ha il diritto di irritarsi. Se addirittura il presidente della settantenne Repubblica delle banane si mette a sponsorizzare l’ immigrazione sfrenata, è fatale che ad alcuni saltino i nervi e scappi un vaffanculo. Che è una espressione volgare e inaccettabile al Rotary ma è densa di significato: rivela meglio di un trattato sociologico lo stato d’ animo di chi, invece di vivere negli austeri saloni del palazzo del potere, si arrabatta come può a Como o a Ventimiglia o a Milano tra folle di sbandati privi di tetto e di ciò che normalmente sta sotto i tetti.
Caro Mattarella, illustre gattaro, non si lasci più trascinare da coloro che non sanno nulla di come campino gli italiani, in un momento in cui i politici non lesinano la solidarietà a nessuno eccetto che ai cittadini che li hanno votati. Sia il presidente dei cittadini e non degli intrusi. Con mutata stima, le auguro di tornare a tacere o almeno di non pronunciare più parole che hanno per noi il sapore della cicuta. Vittorio Feltri.